Il gruppo consiliare del Pd ha presentato un’interrogazione sull’applicazione del limite del 30% agli studenti stranieri nelle classi, tema collegato alla candidatura di Arezzo alla sperimentazione annunciata dal Governo. A illustrare l’iniziativa è il consigliere Vincenzo Ceccarelli, che contesta l’idea di affrontare le difficoltà di integrazione esclusivamente attraverso una soglia numerica.
Nel documento il Partito democratico richiama il ruolo della scuola come principale strumento di integrazione, citando anche una posizione espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo Ceccarelli, nei contesti in cui la presenza di alunni con difficoltà nella lingua italiana incide sull’apprendimento, la risposta dovrebbe consistere nel rafforzamento degli strumenti a disposizione degli istituti.
Le proposte per le classi
L’interrogazione indica in particolare la necessità di aumentare gli insegnanti dedicati all’italiano come seconda lingua, potenziare la mediazione linguistica e culturale, ridurre complessivamente il numero di alunni per classe e distribuire in modo più equilibrato gli studenti tra i diversi istituti. Per il Pd, l’obiettivo è costruire classi omogenee nelle condizioni di apprendimento, senza affidare la soluzione a un solo parametro numerico.
Nell’atto vengono richiamati i dati relativi all’anno scolastico 2025/2026: nella provincia di Arezzo gli alunni con cittadinanza non italiana rappresentano il 14,34% del totale e oltre la metà di loro è nata in Italia. Per i promotori, questi numeri mostrano la necessità di considerare anche le condizioni che determinano la diversa composizione della popolazione scolastica nei vari istituti.
Il ruolo del Comune
La proposta del gruppo consiliare chiede all’Amministrazione comunale se intenda rafforzare il proprio impegno nella mediazione linguistica e culturale e se voglia avviare, insieme alle scuole, all’Ufficio scolastico e agli altri enti competenti, un percorso per favorire una composizione più equilibrata delle classi.
Secondo il Pd, il tema deve essere affrontato attraverso politiche coordinate che coinvolgano non solo la scuola, ma anche servizi sociali, politiche abitative, mobilità e urbanistica. La distribuzione degli alunni, sostiene Ceccarelli, è infatti legata a dinamiche più ampie che non possono essere considerate separatamente.
L’interrogazione richiama infine la Casa delle Culture, chiusa dall’Amministrazione Ghinelli nel 2018, e domanda se l’attuale Amministrazione intenda riattivarla. Per Ceccarelli, la struttura aveva rappresentato un’esperienza significativa per l’integrazione in città e il suo rilancio potrebbe costituire un segnale di discontinuità rispetto al passato.