Gestione ambientale

A Camaldoli il confronto europeo sul futuro dei parchi

Un centinaio di esperti ha discusso valutazioni multidisciplinari, comunità locali e obiettivi continentali per la protezione della natura.

A Camaldoli il confronto europeo sul futuro dei parchi

Il monastero di Camaldoli, nel territorio di Poppi, ha ospitato due giornate di studio dedicate al futuro delle aree protette. L’incontro, organizzato dalla federazione europea Europarc, ha riunito circa cento professionisti provenienti da diversi Paesi del continente tra responsabili di parchi, ricercatori, rappresentanti istituzionali ed esperti.

Al centro dei lavori la valutazione dell’efficacia gestionale del patrimonio forestale europeo, non soltanto in relazione alla conservazione della natura, ma anche agli effetti sullo sviluppo sociale ed economico, alla sostenibilità finanziaria e alla qualità della governance. L’apertura è stata affidata a Francesco Lucacci, presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e a Federico Lorenzoni, sindaco di Poppi.

Le sfide per le aree protette

Tra i partecipanti anche Maria Lombardi, dirigente del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Nel suo intervento ha richiamato le principali pressioni che interessano oggi i parchi: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, frammentazione degli ecosistemi e impatto delle attività umane.

Secondo la prospettiva emersa durante il meeting, la protezione degli ambienti naturali deve essere accompagnata dalla capacità di produrre benefici concreti e duraturi per i territori e per le comunità che li abitano. Il presidente Lucacci ha sottolineato la necessità di considerare i parchi non solo come strumenti di tutela della biodiversità, ma anche come patrimoni capaci di sostenere il futuro sociale, economico e produttivo delle aree interessate.

Il progetto europeo PAME

Il confronto si è articolato in sessioni plenarie e workshop operativi, con particolare attenzione al progetto PAME, acronimo di Protected Area Management Effectiveness. L’iniziativa punta a misurare i risultati raggiunti dalle aree protette attraverso parametri diversi e integrati, in ambito ambientale, sociale, economico e istituzionale.

Il modello è attualmente sperimentato in quaranta siti pilota europei, tra cui il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il meeting di Camaldoli ha permesso di mettere a confronto esperienze e buone pratiche, con l’obiettivo di individuare strumenti di valutazione condivisi a livello continentale, mantenendo l’attenzione sulle caratteristiche specifiche dei singoli territori.

Alberto Arroyo Schnell, direttore generale di Europarc, ha definito l’appuntamento un’occasione per discutere il futuro delle aree protette insieme a professionisti provenienti da tutto il continente. Nel corso dell’incontro è stato ribadito che la qualità degli ecosistemi incide direttamente sulla vita quotidiana, dalla disponibilità di acqua all’aria che si respira e alla qualità complessiva dell’ambiente.

Il meeting ha visto anche la partecipazione di Luca Santini, presidente di Federparchi, l’associazione che riunisce gli enti gestori delle aree naturali protette italiane. Il confronto con Arroyo Schnell è servito a rafforzare la cooperazione tra le due organizzazioni e a ribadire il ruolo delle politiche europee, compreso l’obiettivo della strategia 30×30, che punta a tutelare almeno il 30 per cento delle terre e dei mari entro il 2030.

Santini ha infine indicato il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi come un riferimento tecnico e scientifico per i progetti europei di Federparchi. Dal confronto è emersa anche l’esigenza di ampliare la concezione della conservazione, superando un approccio concentrato soltanto sulla fauna e valorizzando il funzionamento complessivo degli ecosistemi, a partire dal mondo vegetale.