Il caso dell’uomo pakistano che ad Arezzo avrebbe picchiato la moglie e la figlia ha provocato reazioni nel mondo politico. Secondo quanto ricostruito, la violenza sarebbe stata legata al rifiuto della ragazza di sposare un connazionale. L’intervento della polizia è scattato dopo la chiamata al 112 dei vicini, che avevano sentito la lite degenerare all’interno dell’abitazione.
L’uomo è stato allontanato e denunciato per maltrattamenti in famiglia e costrizione al matrimonio. La vicenda ha riportato al centro del dibattito il tema della libertà di scelta delle donne e delle pressioni esercitate in alcuni contesti familiari. Il caso coinvolge una madre e una figlia, entrambe vittime della violenza domestica, e ha suscitato soprattutto gli interventi di esponenti del centrodestra.
Le reazioni dei partiti
Il deputato toscano di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti e il presidente provinciale del partito ad Arezzo, Alessio Mattesini, hanno definito la libertà femminile un pilastro della cultura occidentale. Nella loro nota hanno ribadito l’impegno a difendere l’autodeterminazione delle donne, criticando una parte della sinistra accusata di assumere posizioni ideologiche nei confronti dei migranti e di alcune culture.
Sulla stessa vicenda è intervenuta la senatrice di Fratelli d’Italia Simona Petrucci, secondo cui nessuna tradizione o consuetudine può giustificare violenza, sopraffazione o imposizioni. La parlamentare ha richiamato anche il Piano strategico nazionale contro la violenza 2025-2027, rivendicando l’attenzione del governo alla tutela femminile.
La deputata della Lega Tiziana Nisini ha posto l’accento sulla solidarietà tra madre e figlia di fronte alle violenze subite. Nel suo commento ha osservato che non sempre, in contesti segnati da imposizioni familiari, questo legame si manifesta in modo altrettanto evidente. Nisini ha citato il caso di Saman Abbas, la diciottenne pakistana uccisa nel 2021 a Novellara dopo essersi opposta a un matrimonio combinato con un cugino.
Nozze combinate e matrimoni forzati
Il caso di Arezzo si inserisce in un fenomeno difficile da quantificare. Le nozze combinate, nelle quali la famiglia può orientare la scelta ma la decisione finale resta agli sposi, devono essere distinte dai matrimoni forzati. Questi ultimi costituiscono un reato autonomo dal 2019, introdotto con il Codice rosso attraverso l’articolo 558-bis del Codice penale.
I dati ufficiali disponibili restano contenuti: secondo la Polizia criminale, tra il 2019 e il 2021 sono stati registrati 24 casi, mentre nel 2023 le denunce sono salite a 28 secondo il Ministero dell’Interno. Le associazioni segnalano tuttavia una possibile forte sottostima e stimano circa duemila ragazze a rischio ogni anno, in particolare all’interno delle comunità bangladese, pakistana, indiana, somala e nigeriana.