La storia dei monaci camaldolesi passa anche dalla Mausolea di Soci, nel territorio comunale di Bibbiena. Il complesso, per secoli luogo di vita religiosa e attività agricola, torna a essere visitabile attraverso un programma di visite guidate organizzato ogni sabato e domenica.
L’iniziativa è curata da Mazzafirra Aps in collaborazione con la Comunità Monastica di Camaldoli e La Mausolea Società Agricola. L’obiettivo è riportare l’attenzione su una parte meno conosciuta del patrimonio del Casentino, ricostruendo il rapporto sviluppato nel tempo tra la presenza monastica, il lavoro nei campi e la cura del territorio.
Il percorso nella villa e nel parco
La visita accompagna i partecipanti negli ambienti della villa, a partire dall’atrio e dalle cappelle. Il percorso comprende anche le camere con i letti a baldacchino, il Salone delle Feste e il loggiato coperto, prima di proseguire all’esterno attraverso il parco.
Una delle tappe è la terrazza panoramica, dalla quale si apre la vista sul paesaggio del Casentino. L’itinerario consente così di leggere il complesso non soltanto come dimora storica, ma anche come spazio in cui architettura, ambiente e attività produttive si sono intrecciati nel corso dei secoli.
Le cantine e il lavoro agricolo
Il nucleo centrale del percorso è rappresentato dalle antiche cantine. In questi ambienti emerge il legame tra i monaci e la produzione agricola, con particolare riferimento alle tecniche di coltivazione e lavorazione sperimentate nel tempo. Quell’eredità è ancora collegata alla produzione vinicola della Società Agricola dei Monaci Camaldolesi.
La visita comprende inoltre gli impianti legati alla gestione dell’acqua e dell’energia. Il loro funzionamento storico era connesso al canale affluente dell’Archiano, al Berignolo e alla centrale idroelettrica, elementi che testimoniano l’organizzazione delle risorse presenti nell’area.
Il percorso si conclude con una degustazione dei vini della tradizione camaldolese, curata da Mazzafirra e dalla Società Agricola. L’apertura consente di accedere a una realtà normalmente non visitabile e di approfondire il rapporto tra i Camaldolesi, la terra e la produzione del vino.