Lavoro e territorio

Licenziamenti a Soci, il Panno rischia di fermarsi per sempre

Dodici addetti attendono l’uscita dall’azienda dopo mesi di stop e una trattativa ancora senza esito

Licenziamenti a Soci, il Panno rischia di fermarsi per sempre

Dopo oltre un secolo di attività, la fabbrica di Soci, nel territorio di Bibbiena, si avvia verso una nuova e drammatica fase. Le macchine sono ferme da mesi e tra dieci giorni i dodici dipendenti rimasti riceveranno la lettera di licenziamento, dopo la conclusione della cassa integrazione. Lo stabilimento produceva il tradizionale tessuto di lana con il caratteristico ricciolo color becco d’oca, una lavorazione legata alla storia industriale e all’identità del Casentino.

Per i lavoratori la scadenza indicata è il 15 ottobre. Da quel momento scatteranno i licenziamenti e l’accesso alla Naspi, che potrà garantire una copertura temporanea, ma non una soluzione stabile. Maurizio Fastoni, in fabbrica da più di vent’anni, dovrà cercare una nuova occupazione in un territorio dove le opportunità per una professionalità altamente specializzata sono limitate. La difficoltà, spiega, riguarda anche l’impossibilità di spostarsi fuori provincia e la necessità di continuare a sostenere la propria famiglia.

Una lavorazione legata al territorio

Tra gli addetti coinvolti c’è anche Luca Bigiarini, che da dodici anni lavora nel reparto tintoria. Il suo compito è seguire le fasi tecniche che trasferiscono il colore sul tessuto grezzo. A rendere particolare il prodotto, secondo chi ha lavorato nello stabilimento, contribuisce anche l’acqua del torrente Archiano, proveniente dall’area dell’eremo di Camaldoli e convogliata nella fabbrica attraverso un canale e una cisterna di raccolta. È un elemento della lavorazione che contribuisce alla tonalità aranciata considerata distintiva del tessuto.

La crisi dello stabilimento è stata seguita dalla Regione attraverso l’apertura di un tavolo dedicato e la ricerca di imprenditori interessati a rilevare l’attività. Al momento, però, la trattativa non ha prodotto novità. Un gruppo imprenditoriale pratese, dopo aver contribuito a evitare il fallimento della fabbrica, sta lavorando a un progetto per salvaguardare la produzione e la sua identità, ma il piano resta ancora senza esito concreto.

Crisi della moda e costi energetici

Andrea Fastoni e Roberto Malossi, impegnati nella gestione dell’azienda, spiegano che la situazione è peggiorata per effetto della crisi della moda e dell’aumento dei costi dell’energia. Il calo degli ordini ha reso sempre più difficile sostenere la produzione. Per affrontare le spese sono stati venduti anche alcuni macchinari, mentre i soci hanno utilizzato risorse personali per mantenere l’attività aperta il più a lungo possibile.

La chiusura dello stabilimento rappresenterebbe la fine di una realtà attiva, seppure tra alterne vicende, dal 1848. Per generazioni di casentinesi la fabbrica ha costituito una fonte di occupazione e un riferimento economico e culturale. Andrea Fastoni ricorda inoltre che Sisto Bocci, fondatore dell’attività, fu insignito nei primi anni del Novecento del titolo di Cavaliere del lavoro insieme a Giovanni Agnelli. Resta ora l’incertezza sulla possibilità che la lavorazione sopravviva grazie a nuove tecnologie e a eventuali investimenti, senza però perdere il legame con la tradizione originaria.