Imprese e territorio

Da Monte San Savino l’appello a difendere la produzione

Giordini propone un filtro sulle decisioni pubbliche; dati e interventi richiamano il calo manifatturiero e il caro energia.

Da Monte San Savino l’appello a difendere la produzione

Giordana Giordini, presidente di Confindustria Toscana Sud, ha proposto di introdurre una "valutazione di impatto industriale" nei processi decisionali della pubblica amministrazione. L’intervento è arrivato dal palco del teatro Verdi di Monte San Savino, durante l’assemblea annuale dell’associazione, dedicata alle condizioni necessarie per sostenere la competitività del sistema produttivo.

Secondo Giordini, prima di approvare una norma, progettare un’infrastruttura o definire una politica energetica, le istituzioni dovrebbero verificare se quella scelta facilita o rende più difficile fare impresa. Il parametro dovrebbe misurare costi, tempi, ricadute sugli investimenti e conseguenze sulla capacità produttiva. "Non si tratta di anteporre l’impresa a tutto il resto", ha spiegato la presidente, ma di riconoscere che la produzione rappresenta un interesse strategico per il territorio.

Il peso della manifattura

Il ragionamento è stato collegato alla tenuta complessiva della società. Senza aziende competitive, ha osservato Giordini, diventa più difficile finanziare welfare, servizi, infrastrutture, formazione e coesione sociale. A sostegno della sua analisi ha citato i dati del Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere: in quarant’anni il peso del valore aggiunto manifatturiero sul totale toscano è sceso dal 36,3 al 25,9 per cento.

La chiusura di uno stabilimento, ha sottolineato la presidente, non lascia soltanto un edificio inutilizzato. Insieme alla produzione possono disperdersi competenze, filiere di fornitori, attività di ricerca e capacità di innovazione. Da qui la necessità di interrogarsi sulla possibilità di mantenere l’Italia tra i Paesi industriali. Per l’economista Stefano Casini Benvenuti, la deindustrializzazione non è necessariamente negativa quando viene accompagnata dalla crescita della produzione e dell’economia nel suo complesso.

Il quadro italiano, però, presenta caratteristiche diverse: negli ultimi anni la crescita si è fermata, mentre la produzione industriale ha registrato un calo prolungato. Per questo, secondo Casini Benvenuti, occorre ripensare le politiche industriali, soprattutto in una regione come la Toscana, dove il manifatturiero conserva un peso significativo e alcuni comparti, a partire dalla moda, stanno attraversando una fase complessa.

Investimenti ed energia

Sul rapporto con gli investitori stranieri è intervenuto Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana. La presenza di aziende estere, ha detto, non deve essere discriminata, ma governata attraverso regole chiare. Se un’impresa porta in Italia stabilimenti, tecnologia e occupazione e rispetta le norme, può contribuire a creare ricchezza sul territorio. La sfida indicata da Bernini è quindi costruire condizioni che rendano conveniente localizzare la produzione in Italia.

Francesco Macrì, presidente di Leonardo, ha riportato il tema sulla competitività dei sistemi-Paese. La collaborazione tra industria, ricerca, competenze e territori è stata indicata come uno degli elementi necessari per crescere. Leonardo, ha aggiunto, può mettere a disposizione capacità industriali e tecnologiche, favorendo rapporti con imprese, università e centri di ricerca. In questo quadro, la Toscana è stata descritta come un territorio con un patrimonio industriale e tecnologico rilevante.

Un capitolo centrale resta quello dell’energia. Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia, ha richiamato il peso dei costi sostenuti dalle imprese, ricordando che gas ed elettricità restano su livelli elevati rispetto ai principali concorrenti europei. Il problema, ha sottolineato, non riguarda soltanto l’ammontare delle bollette, ma la possibilità per le aziende di continuare a produrre, investire e mantenere in Italia attività e competenze industriali.