La Polizia di Stato di Ravenna, coordinata dalla Procura della Repubblica di Arezzo, ha concluso un’indagine su un commerciante di veicoli di 52 anni, operante a Monte San Savino. L’uomo è indagato per ricettazione e autoriciclaggio nell’ambito di un’inchiesta su una serie di compravendite ritenute illecite.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il piazzale dell’attività commerciale nella provincia aretina sarebbe stato utilizzato per reimmettere sul mercato veicoli ottenuti attraverso truffe ai danni di privati. Il meccanismo contestato si basava sull’esibizione di falsi bonifici bancari: il venditore consegnava il mezzo dopo aver ricevuto una ricevuta apparentemente regolare, salvo poi scoprire che il pagamento non era mai stato effettuato.
L’indagine partita da una truffa
Gli accertamenti sono iniziati in Romagna a seguito della denuncia presentata da un cittadino residente nell’Aretino. L’uomo si era recato in provincia di Ravenna per vendere la propria autovettura a un acquirente locale, per un importo concordato di 17.500 euro. Al momento della consegna, il compratore aveva mostrato una ricevuta di bonifico che si è rivelata falsa, rendendosi poi irreperibile e facendo perdere le proprie tracce insieme al veicolo.
Le verifiche condotte dalla Sezione di Polizia Stradale di Ravenna hanno portato gli investigatori fino alla provincia di Arezzo. Nel piazzale del rivenditore di Monte San Savino è stata individuata l’auto sottratta, che è stata sequestrata e successivamente restituita al proprietario.
Altri cinque veicoli nel mirino
Gli approfondimenti investigativi e contabili hanno evidenziato che il commerciante avrebbe acquistato l’automobile appena due giorni dopo la truffa, a un prezzo considerato molto inferiore rispetto al valore di mercato. Durante l’ispezione dell’area espositiva è stato inoltre trovato un camper del valore di 40mila euro, risultato anch’esso collegato a una truffa avvenuta alcune settimane prima nel Ravennate ai danni di un cittadino di Cesena. Anche il mezzo è stato sequestrato e riconsegnato al legittimo proprietario.
L’analisi dell’attività di compravendita ha permesso di ricostruire altre cinque presunte condotte di ricettazione. I veicoli, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati sottratti a venditori arrivati da diverse città italiane e trasferiti nella provincia aretina entro 48 ore dai raggiri, per essere poi rivenduti. La Procura di Arezzo contesta inoltre al commerciante tre distinte condotte di autoriciclaggio.
Complessivamente, il giro d’affari ritenuto illecito è stato stimato in oltre 300mila euro. La Polizia ha infine invitato a prestare particolare attenzione nelle transazioni tra privati, raccomandando di verificare l’effettivo accredito della somma sul conto corrente prima di consegnare le chiavi e i documenti dei veicoli.