Il distretto orafo di Arezzo guarda alla fiera di Vicenza, in programma dal 4 settembre, con aspettative prudenti. Saranno circa 200 gli imprenditori aretini presenti alla manifestazione, considerata un appuntamento decisivo per valutare lo stato degli ordini e l’andamento dei principali mercati internazionali. Le aziende si preparano a riaprire dopo la pausa e stanno organizzando campionari e materiali da portare agli stand.
A guidare la delegazione sarà Luca Parrini, presidente della Consulta orafa. Sul comparto pesano il rallentamento del mercato mediorientale, con Dubai tra i riferimenti più importanti per la gioielleria e l’oreficeria aretina, e gli effetti dei dazi statunitensi sulle esportazioni. L’instabilità legata ai conflitti sta frenando ordini e scambi commerciali, mentre l’oscillazione delle quotazioni dell’oro rende più difficile programmare produzione e vendite.
Il nodo del prezzo dell’oro
Parrini ha segnalato che, dall’inizio del mese, il prezzo del metallo prezioso è salito da 115 a 123 euro al grammo. Un aumento di otto euro che rappresenta uno dei principali fattori di preoccupazione per le imprese. Secondo il presidente della Consulta orafa, non è possibile prevedere quale sarà l’andamento della fiera: gli appuntamenti commerciali, ha spiegato, non seguono più schemi regolari e possono rivelarsi più vivaci o più deboli del previsto.
La delegazione arriva a Vicenza mentre resta aperto il problema degli ammortizzatori sociali. Confindustria, Confartigianato e Cna chiedono ai ministeri del Lavoro e dell’Industria una proroga della cassa integrazione fino alla fine dell’anno. Il dossier è ancora in attesa di risposta, mentre il Comune ha avviato un tavolo permanente sul distretto con l’assessore competente. Le associazioni di categoria temono che molte aziende stiano esaurendo il plafond previsto dalla legge senza che si intraveda una ripresa.
Il ricorso agli ammortizzatori
Il distretto comprende circa 1.100 aziende orafe, in larga parte piccole e medie imprese. I dati relativi al primo trimestre indicano che 402 aziende hanno richiesto gli ammortizzatori sociali e che 2.682 lavoratori, distribuiti in 183 imprese, ne hanno usufruito. Nello stesso periodo del 2025 i lavoratori coinvolti erano stati 1.224, mentre nell’anno precedente erano 1.205, con 173 imprese interessate.
Il confronto evidenzia un aumento significativo del ricorso alla cassa integrazione, in particolare in Toscana e nel distretto aretino. Per gli operatori, l’incertezza sui tempi della ripresa costringe le aziende a procedere senza una prospettiva definita. Dopo la fiera di Vicenza, la Consulta orafa punta a un confronto con i ministeri per ottenere risposte sul sostegno al comparto e sulle misure necessarie ad affrontare il rallentamento dell’export.