Memoria linguistica

Tondini riporta alla luce il lessico di una generazione

Raccolta editoriale intreccia ricordi familiari, espressioni toscane, etimologie, scene quotidiane e tradizioni novecentesche.

Tondini riporta alla luce il lessico di una generazione

Ci sono parole capaci di raccontare una città più di molte fotografie. È da questa idea che nasce il nuovo libro di Angelo Tondini, aretino classe 1942, da cinquant’anni residente a Milano. Pubblicato da Il Pegaso Editore, il volume riunisce due opere diverse ma legate dallo stesso intento: conservare una memoria locale attraverso i ricordi e il linguaggio.

Le espressioni ascoltate in famiglia

La seconda parte, intitolata Un’aretina nel Novecento: il lessico di mia madre, raccoglie frasi fatte, parole e modi di dire ascoltati dall’autore dalla voce della madre. Alcune espressioni appartengono alla tradizione toscana, altre sono più specificamente aretine. Ogni voce viene spiegata nel contesto d’uso e accompagnata da riferimenti all’etimologia.

Tra i termini ricordati c’è pìttima, la figura che seguiva il debitore per ricordargli pubblicamente il mancato pagamento, resa nota anche dalla canzone di Fabrizio De André. Espressioni come lasciare le cose a sterto indicavano invece, soprattutto ad Arezzo, il lasciare oggetti e faccende in disordine. Non t’agarare equivaleva a non insistere o a non incaponirsi in una discussione, mentre non mi avellare significava non assillare l’interlocutore. Anche l’invito a non fare tante ciance racchiudeva, in forma colorita, l’esortazione a parlare meno e ad agire di più.

Il repertorio comprende inoltre aggettivi come tecchio, brinzellone, mencio, togo e bricia fredda, utilizzati per descrivere persone e caratteri. Per Tondini, queste parole costituiscono una traccia della parlata aretina e di una specifica cultura quotidiana, oggi meno familiare alle generazioni più giovani.

Una città tra ricordi e trasformazioni

La prima parte del libro, Memorie d’Arezzo, propone invece il racconto della città tra il 1920 e il 1970. Sono ricordi raccolti dall’autore dal padre Antonello e rimasti per circa quarant’anni in un cassetto. Le pagine rievocano fiere, cinema, lavatoi, fonti pubbliche e consuetudini di una comunità profondamente diversa da quella attuale.

Tra gli episodi ricordati ci sono la fiera d’Agosto, quella di San Donato e la fiera di settembre, chiamata del mestolo per l’usanza dei giovani di acquistare un mestolo e usarlo per colpire scherzosamente le ragazze, talvolta tra risate e talvolta provocando reazioni tutt’altro che benevole. Viene raccontata anche l’Arezzo dei primi cinema, con il Politeama, noto pure come Arena, e la Sala Elios di via Cavour.

Un altro capitolo della memoria riguarda i lavatoi di piazza Sant’Agostino, luogo di incontri e pettegolezzi, e la Fonte di San Gimignano, dove si formavano discussioni tra chi attendeva il proprio turno per attingere l’acqua. Negli anni tra le due guerre molte abitazioni non disponevano ancora né di acqua corrente né di elettricità: per illuminare le stanze si ricorreva ai lumi a petrolio e a carburo.

Il libro si inserisce nel più ampio interesse dell’autore per la storia e l’identità della sua città. Angelo Tondini è bisnipote di Domenico, fondatore nel 1888 della Ferramenta Tondini in Corso Italia, allora corso Vittorio Emanuele, e figlio di Antonello, che mantenne l’attività fino alla chiusura nel 1993, dopo 95 anni di lavoro ininterrotto.

Laureato in filologia a Firenze nel 1965, Tondini ha studiato anche sociologia, scienza della politica e fotografia. Giornalista e viaggiatore, ha visitato 171 Paesi nei cinque continenti durante oltre 300 viaggi, pubblicando articoli e libri. Dopo una vita trascorsa a osservare luoghi e culture lontane, con questo volume torna idealmente ad Arezzo attraverso le parole ascoltate in famiglia e i ricordi di una città in trasformazione.