Maria Ricci ha ribadito davanti al tribunale del Riesame di non aver ucciso il marito Giancarlo Bernardini, 70 anni, morto dopo essere stato ferito alla gamba con un pugnale da caccia. La donna, detenuta nel carcere fiorentino di Sollicciano, sostiene che si sia trattato di un incidente domestico e che il colpo sia partito inavvertitamente mentre cercava di mettere al sicuro l’arma.
L’udienza si è svolta su richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Saverio Agostini, che ha chiesto la scarcerazione della sua assistita sostenendo l’assenza di esigenze cautelari legate al pericolo di fuga o alla reiterazione del reato. In subordine, il legale ha sollecitato la concessione degli arresti domiciliari. La decisione del giudice del Riesame è attesa nelle prossime ore e potrebbe definire il quadro cautelare in vista del processo.
La ricostruzione della donna
Ricci ha raccontato la propria versione dei fatti già davanti al gip, due settimane fa. La vicenda si è consumata nella cucina del casolare di Pian del Ponte, una piccola frazione montana del Casentino, nei pressi di Camaldoli. La donna era rientrata dalla spesa insieme al padre, che vive nella casa accanto con il figlio, fratello di Ricci. In cucina c’era Bernardini, impegnato a preparare il pranzo.
Secondo la ricostruzione fornita dalla donna, vicino all’affettatrice si trovava un pugnale da caccia. Ricci ha spiegato di essersi preoccupata per la presenza dell’oggetto, ricordando l’abitudine del marito di raccogliere e conservare in casa ciò che trovava fuori, anche lungo le strade o nei campi. Avrebbe quindi deciso di riporlo nell’ultimo scompartimento di una cassettiera, per poi disfarsene. Mentre si abbassava con il coltello in mano, Bernardini si sarebbe girato, dando origine a una discussione. La donna afferma di averlo colpito senza intenzione, anche a causa dello spazio ristretto della stanza.
La ferita e i soccorsi
La versione dell’incidente non ha convinto gli investigatori e il pubblico ministero Martano. Gli accertamenti svolti in ospedale hanno evidenziato una ferita da punta profonda almeno quattro centimetri, con la recisione dell’arteria tibiale. La lesione ha provocato una grave emorragia alla gamba sinistra.
Ricci ha riferito di essersi resa conto della gravità della situazione quando il marito ha iniziato a urlare «Brucia, brucia!» e il sangue ha impregnato i pantaloni e le scarpe. La donna lo avrebbe accompagnato fino all’automobile, ma Bernardini si è accasciato sul sedile prima di poter partire. A quel punto ha chiamato il 118 e ha cercato di tamponare la ferita. L’uomo è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale di Arezzo, dove è morto poco dopo nonostante l’intervento dei soccorritori.
Maria Ricci è accusata di omicidio preterintenzionale aggravato dai legami familiari. Dal carcere, secondo quanto riferito dal suo avvocato, continua a preoccuparsi soprattutto per il figlio e per gli altri familiari, dando indicazioni sulle medicine del nonno e sulle incombenze quotidiane. La difesa si è detta fiduciosa nell’esito dell’udienza, mentre la decisione del Riesame indicherà il prossimo passaggio giudiziario della vicenda.