Dopo 39 anni

Arezzo, Stefania: denunciate ai primi segnali di violenza

L’insegnante racconta l’aggressione subita dal marito e il percorso intrapreso grazie a un centro specializzato.

Arezzo, Stefania: denunciate ai primi segnali di violenza

Stefania, 55 anni, insegnante aretina, ha raccontato il lungo percorso di violenza vissuto durante il matrimonio e l’appello rivolto alle donne che si trovano in relazioni malate: reagire e chiedere aiuto ai primi segnali. La sua testimonianza nasce anche dal dolore per la vicenda di Lorena Isceri, ricordata come una tragedia che mostra le conseguenze estreme del controllo e dei maltrattamenti.

Stefania descrive una relazione segnata per 39 anni da offese, atteggiamenti arroganti, schiaffi e spintoni. All’inizio, racconta, alcuni comportamenti venivano interpretati come episodi isolati o come gesti dettati dall’attenzione. Quando era ancora fidanzata, il futuro marito le strappò con violenza dalle mani un top di pizzo e la insultò perché voleva indossarlo. Lei, allora, non riconobbe quell’episodio come un segnale di pericolo.

La violenza dentro casa

Il rapporto proseguì fino al matrimonio, celebrato quando Stefania aveva 22 anni. Nel tempo, però, le offese e il disprezzo divennero parte della quotidianità. La situazione raggiunse il punto più grave dopo che la donna aveva scoperto un tradimento e aveva chiesto spiegazioni: il marito, secondo il suo racconto, la bloccò contro un muro e tentò di soffocarla stringendole le mani al collo.

"Non riuscivo a respirare e ho temuto di morire", ricorda Stefania. La donna riuscì a divincolarsi prima che la situazione degenerasse ulteriormente e a uscire dalla casa. Da quell’esperienza ha ricavato la convinzione che i segnali di una relazione violenta vadano riconosciuti e affrontati senza aspettare che la situazione peggiori. Gelosia, controllo, umiliazioni e minacce, spiega, non devono essere normalizzati né giustificati in nome dell’amore.

Il percorso verso l’autonomia

La svolta è arrivata con il ricorso a un Centro antiviolenza. Con il sostegno degli operatori e di un avvocato, Stefania ha costruito un percorso per allontanarsi da casa senza sentirsi responsabile di ciò che stava accadendo. Il centro, racconta, è stato decisivo soprattutto per liberarla dai sensi di colpa e per accompagnarla nelle scelte necessarie.

Oggi si definisce una donna rinata, più consapevole delle proprie capacità e della propria autonomia. Ha imparato a vivere senza dipendere economicamente o psicologicamente da un’altra persona e considera la propria vita al primo posto. La solitudine, ammette, può pesare, ma resta preferibile a un’esistenza vissuta nella paura.

Il messaggio che Stefania affida alla sua esperienza è netto: denunciare e interrompere il legame ai primi segnali, senza attendere che la violenza diventi più grave. Alle donne in difficoltà ricorda che chiedere aiuto non significa essere giudicate. La sua storia, conclude, è anche la prova personale di una scelta che oggi considera fondamentale: essersi salvata.