Giustizia penitenziaria

Carcere di Arezzo, la Camera penale denuncia criticità e disagi

Sovraffollamento, strutture inadeguate e lavori fermi al centro dell'incontro fiorentino del 19 settembre.

Carcere di Arezzo, la Camera penale denuncia criticità e disagi

La Camera penale di Arezzo parteciperà il 19 settembre a Firenze alla giornata di studi promossa dall’Unione delle Camere penali italiane sullo stato dell’esecuzione penale. L’incontro, in programma al Grand Hotel Adriatico, sarà dedicato alle principali criticità del sistema carcerario italiano, tra cui sovraffollamento, carenza di personale e spazi insufficienti, suicidi e atti di autolesionismo.

Il confronto sul sistema carcerario

I lavori saranno articolati in cinque sessioni e coinvolgeranno esponenti dell’avvocatura, dell’accademia, della politica e delle istituzioni. L’obiettivo è elaborare un pacchetto di proposte da sottoporre a Parlamento e Governo, trasformando l’analisi delle difficoltà del sistema in un’agenda di interventi concreti.

Il confronto partirà anche dagli esiti dell’iniziativa Ristretti in agosto, promossa dall’Osservatorio carceri dell’Ucpi e conclusa dopo una serie di visite svolte, tra luglio e i primi giorni di settembre, da oltre cento camere penali territoriali negli istituti di pena di riferimento. Tra queste anche quella di Arezzo, che il 27 agosto ha visitato il carcere di San Benedetto.

Alla visita hanno preso parte il presidente Andrea Frosali e i componenti del Consiglio direttivo: Roberto Piccolo, Stefano Arrighi, Andrea Panozzi, Laura Tani, Anna Boncompagni e Samuele Faralli. La delegazione ha rilevato condizioni ritenute problematiche, pur considerate meno gravi rispetto a quelle di strutture come Sollicciano.

Le criticità del carcere di San Benedetto

Secondo la Camera penale, il carcere di Arezzo presenta una struttura fatiscente e poco funzionale, con scarsa luminosità, celle anguste, servizi igienici insufficienti e assenza di spazi esterni non cementificati. A pesare è anche il blocco dei lavori del cantiere, fermo da anni, che ha frustrato l’attesa di una struttura più adeguata.

I detenuti sono poco più di 40, ma l’inagibilità di circa due terzi dell’edificio li concentra nell’unica parte utilizzabile, con conseguente riduzione degli spazi disponibili. Anche il personale di Polizia penitenziaria, pur risultando solo di poco sotto organico, deve operare in un contesto definito difficile da controllare, anche per la presenza del cantiere.

Frosali ha sostenuto che le condizioni dell’istituto siano lontane dagli standard indicati dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Per la Camera penale, l’eventuale ripresa dei lavori potrebbe aumentare il numero dei posti, stimato in circa 80 unità, senza però garantire un miglioramento sostanziale della qualità degli spazi.

La proposta indicata dagli avvocati è rivedere un progetto di ristrutturazione considerato ormai superato e valutare, insieme al Comune di Arezzo, una soluzione più ampia. Tra le ipotesi figurano la realizzazione di una nuova ala, la demolizione di parte della volumetria esistente o l’utilizzo di locali confinanti, con l’obiettivo di creare spazi più moderni, aree verdi e luoghi di socialità. La giornata fiorentina sarà quindi anche l’occasione per riportare l’attenzione nazionale sulle strutture penitenziarie considerate minori, ma chiamate a garantire condizioni di vivibilità e dignità.