Memoria locale

Castelsecco sopra Arezzo attende una nuova rinascita

Tra resti etruschi, edifici religiosi e iniziative culturali, l’altura conserva testimonianze di una frequentazione millenaria.

Castelsecco sopra Arezzo attende una nuova rinascita

Alle porte di Arezzo, sulla collina di San Cornelio, si trova Castelsecco, un luogo nel quale storia, archeologia e paesaggio si intrecciano da secoli. L’altura ha attirato l’attenzione di studiosi come Gian Francesco Gamurrini e Vincenzo Funghini, che la considerarono un punto centrale per comprendere l’organizzazione dell’antica città e ipotizzarono la presenza dell’acropoli aretina.

Le campagne di scavo, condotte in epoche diverse, hanno restituito testimonianze di una frequentazione iniziata nella Preistoria e proseguita durante i periodi etrusco, romano e medievale. Dalla cima si possono osservare le mura dell’insediamento e il paesaggio della valle del Bagnoro, mentre il teatro, oggi interrato per ragioni di conservazione, non è più visibile. Sul colle si trova anche una chiesetta settecentesca, dedicata a San Cornelio e San Cipriano, probabilmente edificata su una struttura religiosa più antica.

Un’altura tra culti antichi e cristianità

Castelsecco fu un’area sacra etrusca. I reperti oggi conservati al Museo Archeologico Mecenate di Arezzo suggeriscono la presenza di due culti distinti e complementari: quello di Tinia, assimilato a Zeus, e quello della dea Uni, associata alla Hera classica e invocata per la fertilità e la salute dei figli. La collina conserva inoltre la traccia dell’abside di un secondo edificio religioso, intitolato a San Pietro a Castro Sicco, dal quale potrebbe derivare il nome con cui la zona è conosciuta.

Nel corso del tempo l’altura ha avuto anche funzioni agricole e abitative. Una piccola casa colonica fu costruita utilizzando parte delle pietre della cinta muraria, mentre in epoche più recenti il luogo venne segnato da interventi estranei alla sua vocazione originaria, fino a ospitare persino una pista da motocross. Il sito ha così attraversato periodi di abbandono e trasformazione, che ne hanno compromesso in parte l’integrità e la leggibilità.

La conservazione e il ritorno alla comunità

Le campagne di scavo moderne, insieme a convegni e iniziative dedicate alla valorizzazione, hanno riportato l’attenzione su un patrimonio fragile e complesso. A prendersi cura quotidianamente dell’area è un gruppo di volontari riunito in un’associazione. Non tutti gli elementi archeologici sono oggi visibili: in alcuni casi si è scelto di interrarli nuovamente per proteggerli e tramandarli. Lo scavo, infatti, rappresenta anche una forma di trasformazione del luogo e richiede decisioni tra ricerca, conoscenza e tutela.

La collina viene oggi utilizzata anche per concerti estivi e manifestazioni culturali, nel tentativo di mantenere il sito in rapporto con la comunità senza comprometterne la dignità storica. Castelsecco racconta una lunga continuità di usi, dai culti etruschi e dagli ex voto alle celebrazioni cristiane, fino alle passeggiate e agli appuntamenti contemporanei. La sua valorizzazione passa dalla conservazione, ma anche da una maggiore visibilità e da percorsi più agevoli, capaci di rendere accessibile il patrimonio senza snaturarlo.