Vita urbana

Commercianti scettici sulle aperture serali: servono eventi

Gli operatori chiedono iniziative capaci di attirare pubblico e segnalano costi del personale, sicurezza e vuoto nei mesi estivi.

Commercianti scettici sulle aperture serali: servono eventi

Il piano del sindaco Comanducci per spostare in avanti gli orari di apertura dei negozi non convince pienamente i commercianti del centro di Arezzo. L’ipotesi viene considerata interessante, ma difficilmente applicabile in modo uniforme a tutte le attività. Il tema, emerso durante un’estate caratterizzata da una ridotta presenza di visitatori e da fasce orarie con poche persone in strada, riguarda soprattutto la possibilità di prolungare il lavoro fino alla sera.

Tra gli operatori prevale l’idea che l’apertura serale possa funzionare soltanto se inserita in un programma più ampio. Anna Lapini, titolare della boutique sul Corso attiva dal 1955, considera la sperimentazione un percorso da valutare, ma non automatico. Pier Luigi Franchi di Tuttoluce sottolinea invece che non tutti i settori possono adottare lo stesso modello, mentre Luciano Imbriani, dell’atelier di via San Giovanni Decollato, evidenzia il problema dei costi aggiuntivi per il personale e della disponibilità dei dipendenti a lavorare nella fascia serale.

Il nodo dei flussi

Per Riccardo e Mauro Peloni, titolari dello storico negozio di calzature del Corso, l’idea potrebbe essere valida se collegata a un evento capace di portare pubblico in città. Tra gli esempi citati figurano la Città del Natale, l’Antiquaria e Icastica, oltre a iniziative realizzate in altre località. Il punto, spiegano, non è soltanto tenere le saracinesche alzate più a lungo, ma creare occasioni per favorire la presenza di residenti e visitatori anche nel tardo pomeriggio e alla sera.

La stessa esigenza viene indicata da Beppe Angiolini, dell’atelier Sugar. Secondo l’imprenditore, si potrebbe valutare uno spostamento degli orari, anche con aperture dalle 17 in poi, ma prima occorre capire se esista un pubblico sufficiente. Mostre, esposizioni, musica, appuntamenti culturali e collaborazioni con musei, alberghi e operatori turistici sono tra le proposte indicate per costruire un progetto di attrattività del centro storico. In alcune fasce della giornata, osserva, il centro appare quasi deserto: chiedere ai negozi di restare aperti avrebbe senso soltanto se accompagnato da iniziative in grado di generare flussi e rendere sostenibile il prolungamento dell’attività.

Orari, sicurezza e differenze tra attività

Un ulteriore elemento riguarda le abitudini dei residenti. Lapini osserva che dopo le 21 molti aretini difficilmente escono di casa, mentre Imbriani richiama l’attenzione sulla condizione delle persone anziane, che potrebbero evitare di muoversi la sera anche per ragioni legate alla sicurezza. Per questo, secondo il commerciante, la proposta deve essere valutata considerando l’intero contesto urbano e non soltanto l’obiettivo di aumentare le ore di apertura.

Franchi ribadisce infine che non è possibile applicare uno schema standard. Nel suo settore, dove molti clienti arrivano su appuntamento, l’apertura fino alle 22 non sarebbe praticabile e comporterebbe un aumento delle spese. Un modello più adatto potrebbe riguardare soprattutto abbigliamento e calzature, ma anche in questi casi, secondo gli operatori, sarebbe necessario legare gli orari serali a eventi, turismo e iniziative capaci di riempire il centro. Il confronto sul piano Comanducci resta quindi aperto, con il commercio chiamato a valutare benefici e sostenibilità organizzativa.