Casa Betlemme

Flora Gualdani, l’ultimo saluto nel camice da ostetrica

Il Duomo accoglie familiari e comunità; celebrazione affidata a Bassetti e Migliavacca.

Flora Gualdani, l’ultimo saluto nel camice da ostetrica

Flora Gualdani aveva affidato ai suoi figli spirituali le ultime volontà per il momento dell’addio. La fondatrice di Casa Betlemme aveva chiesto di essere sepolta con il camice da ostetrica, l’unica divisa indossata in una vita dedicata all’assistenza delle madri in difficoltà, dei bambini e delle persone ai margini. I funerali si celebrano oggi in Duomo, dove si ritrovano le persone che hanno condiviso il suo percorso e quelle che ne hanno ricevuto aiuto.

Accanto alla bara ci saranno gli adulti cresciuti sotto la sua protezione, molti dei quali oggi sono nonni e qualcuno anche bisnonno. Gualdani li considerava i suoi figli e con loro aveva costruito una rete di accoglienza e solidarietà. La sua attività l’aveva portata in diverse parti d’Italia e del mondo, anche in Cambogia durante la guerra, sempre con l’obiettivo di raggiungere chi aveva bisogno di sostegno e cure.

Il significato degli oggetti scelti

Nel corredo indicato per la sepoltura, la fondatrice aveva previsto anche una sciarpa rossa da portare al collo, sopra il camice bianco. Il colore richiamava, secondo quanto riferito da chi le è stato vicino, il sangue degli innocenti che aveva servito. Tra le mani avrebbe avuto il Rosario, mentre sul petto sarebbero stati collocati lo statuto di Casa Betlemme e un Gesù Bambino in terracotta, simbolo dell’opera da lei avviata.

La sua esperienza era stata segnata da una forte vocazione al servizio. Per raggiungere più rapidamente le persone in difficoltà, Gualdani aveva anche conseguito il brevetto da elicotterista. Nel corso degli anni aveva seguito numerose storie di fragilità e rinascita, comprese quelle di ragazze madri e donne sole, alle quali Casa Betlemme offriva accoglienza e accompagnamento.

La celebrazione e l’eredità dell’opera

Il riconoscimento ecclesiale della realtà fondata da Gualdani arrivò nel 2005, dopo un’attesa durata circa quarant’anni. L’allora vescovo aretino Gualtiero Bassetti riconobbe il carisma e la missione dell’associazione, che venne istituita come associazione pubblica di fedeli. Al rito funebre partecipano lo stesso cardinale Bassetti e il vescovo Andrea Migliavacca.

Alla cerimonia prende parte anche la fraternità cresciuta attorno a Casa Betlemme, composta da famiglie, singoli e gruppi che negli anni hanno proseguito l’impegno ispirato da Gualdani. Tra le persone presenti c’è anche una donna conosciuta con il soprannome di Occhiazzurri, allevata e accudita dalla fondatrice dopo la morte della madre avvenuta subito dopo il parto.

Nel corso dell’ultimo saluto, i suoi figli intonano il canto a cui Gualdani era particolarmente legata: Il Signore ha messo un seme nella terra del mio giardino. Le parole del brano accompagnano la celebrazione e richiamano il senso di una missione che, attraverso la comunità di Casa Betlemme, continuerà a essere ricordata nel suo nome.