Da quasi trenta secoli la storia parla di Arezzo e delle sue tradizioni. Quarant’anni fa, a far conoscere la Giostra del Saracino a un pubblico ancora più ampio furono anche le pagine di Topolino. Il 7 settembre 1986, il numero 1606 del settimanale Disney arrivò in edicola con la storia intitolata Zio Paperone e la Giostra del Saracino, scritta dall’architetto aretino Pierfrancesco Prosperi e disegnata da Luciano Gatto.
Al centro del racconto c’è Zio Paperone, deciso a realizzare Paper World, un gigantesco parco divertimenti con le ricostruzioni dei monumenti e delle manifestazioni più celebri del mondo. Dopo avere scelto il Palio di Siena per rappresentare l’Italia, il papero miliardario cerca una seconda festa storica da inserire nel progetto. La scelta cade sulla manifestazione aretina, anche per un motivo legato all’economia locale.
La tradizione e l’oro
La sceneggiatura prende spunto dalla contemporaneità tra la Giostra e la Fiera dell’Oro, che all’epoca si svolgeva nel primo fine settimana di settembre. Prosperi ha spiegato di avere costruito la vicenda proprio sulla sovrapposizione tra i due appuntamenti: Paperone arriva ad Arezzo per conoscere la sfida al Buratto e, nello stesso viaggio, può dedicarsi alla sua passione per il metallo prezioso. La città viene così rappresentata attraverso due elementi distinti ma collegati: la tradizione medievale e il ruolo nel commercio dell’oro.
Durante la gara accade qualcosa di inatteso. Tutti i cavalieri colpiscono il centro del tabellone, un risultato talmente perfetto da alimentare immediatamente i sospetti. Qui, Quo e Qua osservano le prove e avviano un’indagine. Spareggio dopo spareggio, scoprono che la gara è stata truccata: nella punta di ogni lancia è stata inserita una vite metallica per fermare il gommino, mentre nel sostegno del tabellone del Buratto è stata nascosta una calamita in corrispondenza del centro.
La rivelazione fa esplodere le accuse tra i quartieri, mentre le forze di polizia si concentrano in piazza Grande. Nel frattempo, i ladri approfittano della confusione per colpire alla Fiera dell’Oro. Il piano prevede di fondere il metallo prezioso e trasformarlo in lance d’oro, da recuperare in un secondo momento, quando l’attenzione si sarebbe attenuata.
Il complotto e la memoria della città
A riconoscere il materiale autentico è però proprio Paperone. Durante una visita alle sedi dei quartieri, nei giorni successivi alla Giostra sospesa per gli incidenti, distingue l’oro vero dal legno dipinto. La banda viene così scoperta e la manifestazione può ripetersi la settimana seguente.
Per Prosperi quella storia arrivò dopo un precedente lavoro dedicato al Palio di Siena, pubblicato l’anno prima in due puntate. Il fumetto aveva ottenuto un buon riscontro, ma anche critiche da parte di alcuni ambienti senesi, che avevano giudicato troppo giocoso il modo in cui la manifestazione era stata raccontata. La redazione di Topolino gli propose quindi una nuova avventura ambientata nella Toscana medievale, e dopo Siena arrivò Arezzo.
La pubblicazione ebbe un riscontro positivo anche in città. Secondo il ricordo dell’autore, il racconto riuscì a trasformare la sfida in avventura e la rivalità tra quartieri in tensione narrativa, senza cancellare l’identità della manifestazione. A distanza di quattro decenni, quelle tavole conservano anche il valore di una capsula del tempo: restituiscono la piazza Grande degli anni Ottanta, una Giostra ancora lontana dall’attuale esposizione mediatica e una comunità impegnata a raccontare oltre i propri confini una tradizione sentita come profondamente propria.