Scenario locale

La popolazione giovanile arretra: 2.751 residenti in meno

Lo studio Cgia segnala un calo provinciale, mentre la regione cresce dello 0,9%.

La popolazione giovanile arretra: 2.751 residenti in meno

La crisi demografica italiana produce effetti anche sul territorio di Arezzo. Secondo uno studio dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, tra il 2015 e il 2025 la provincia ha registrato una diminuzione dei residenti tra i 15 e i 34 anni, una fascia considerata strategica per il ricambio generazionale e la tenuta del mercato del lavoro.

I dati indicano che nel 2015 i giovani compresi in questa fascia d’età erano 67.931. Dieci anni dopo il numero è sceso a 65.180, con una perdita complessiva di 2.751 residenti e una variazione del -4%. Nella graduatoria nazionale delle 107 province, Arezzo si colloca al cinquantesimo posto per entità della contrazione.

Il confronto con l’Italia e la Toscana

La flessione aretina è in linea con il dato nazionale, anche se leggermente meno accentuata. In Italia, nello stesso periodo, la popolazione tra i 15 e i 34 anni è diminuita del 4,3%, con quasi 550 mila giovani in meno. Il quadro toscano presenta invece un andamento complessivamente diverso: la regione ha registrato una crescita dello 0,9%, pari a 6.169 persone in più rispetto al 2015.

All’interno della Toscana, però, le dinamiche provinciali risultano disomogenee. Gli incrementi più significativi riguardano Prato, con il 5,1%, Firenze, con il 4,6%, e Pisa, con l’1,7%. Tra i territori in calo figurano invece Massa Carrara, che perde il 7,2% dei giovani, Grosseto, con il -2,9%, Siena, con il -0,3%, e Arezzo, ferma al -4%.

Il ricambio nel mercato del lavoro

La riduzione della popolazione giovanile si intreccia con le prospettive occupazionali dei prossimi anni. Le proiezioni citate nello studio stimano che entro il 2029 in Italia poco più di 3 milioni di lavoratori lasceranno il proprio impiego, soprattutto per il pensionamento dei cosiddetti baby boomer.

Per la Toscana, la domanda di sostituzione prevista nel quinquennio ammonta a 200.700 lavoratori. Di questi, 106.300 sono attualmente dipendenti del settore privato. La diminuzione del bacino anagrafico disponibile potrebbe quindi rendere più difficile per le imprese reperire personale e sostituire chi uscirà dal mercato del lavoro.

Il dato demografico assume così una rilevanza anche economica per l’area aretina. La capacità di garantire il ricambio generazionale, sostenere la continuità produttiva e mantenere la competitività delle aziende sarà legata alla possibilità di attrarre e trattenere nuovi lavoratori in un contesto caratterizzato da una progressiva riduzione della componente giovanile.