Dentro il gruppo

Arezzo, Matteo e il calcio inclusivo dell’Olmoponte

A 15 anni, il giovane partecipa agli allenamenti insieme ad altri coetanei con fragilità, sostenuto dalla famiglia.

Arezzo, Matteo e il calcio inclusivo dell’Olmoponte

Matteo ha 15 anni e il calcio è una parte importante della sua quotidianità. Tifa Juventus, segue i campioni in televisione e nei videogiochi, ma soprattutto vive il campo insieme ai compagni del Calcio Champagne, una delle squadre nate all’interno dell’Olmoponte Arezzo. In quel contesto la sindrome di Down passa in secondo piano: contano il pallone, gli allenamenti e la voglia di stare insieme.

La passione per questo sport è iniziata in famiglia, giocando con il fratello Francesco e guardando le partite con il padre e il nonno, entrambi tifosi. Matteo indica Vlahovic e Danilo tra i suoi giocatori preferiti, ma il suo idolo principale è Erling Haaland, di cui imita anche l’esultanza dopo il gol. Ha diverse magliette dedicate ai campioni e una passione che coltiva anche sugli spalti, seguendo l’Arezzo, e davanti alla console.

Il progetto dell’Olmoponte

L’ingresso in una squadra vera è avvenuto grazie a due amici, che lo hanno accompagnato all’Olmoponte e al progetto Calcio Champagne. A idearlo è stato l’allenatore Gianluca Livi, che nel 2022 ha raccolto la richiesta di diverse famiglie. Oggi l’iniziativa comprende due gruppi: il Calcio Champagne, rivolto agli over 16, e il Dream Team, destinato ai ragazzi fino a quell’età. Dai circa dieci partecipanti dei primi mesi si è arrivati a più di 50 giovani, tra persone con disabilità, fragilità e situazioni di svantaggio.

Matteo si allena due volte alla settimana per un’ora. Non ha ancora un ruolo preciso, anche se la difesa è la zona che preferisce meno, e continua a lavorare su dribbling, palleggio e tiro. Pratica anche nuoto, ma considera il calcio la sua attività sportiva principale. Per raggiungere il campo da Monte San Savino ad Arezzo si affida alla madre Annamaria, che accompagna il figlio agli allenamenti.

La forza della partecipazione

Per la madre, il valore dell’esperienza va oltre il risultato delle partite. Nel gruppo, spiega, i ragazzi imparano a collaborare e incontrano un ambiente diverso dagli aspetti più esasperati del calcio ad altri livelli. Matteo, dal canto suo, dice di accettare anche le sconfitte: l’importante è giocare e partecipare.

Il progetto punta ora a un ulteriore riconoscimento. L’obiettivo indicato da Livi è arrivare a un campionato regolare riconosciuto dalla Figc, così da superare la sola dimensione testimoniale. Nel frattempo Matteo continua ad allenarsi, a seguire i propri idoli e a vivere il campo come un calciatore tra gli altri. Per lui, la sfida sportiva si intreccia con il percorso di crescita che lo attende tra scuola, università e futuro lavorativo.